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Iva su asporto: la guerra continua

(di quifinanza) C’è confusione sull’applicazione dell’Iva al cibo da asporto. Dodici punti di differenza tra l’aliquota 10% del consumo al tavolo e il 22% del cibo ordinato via app. Scarto che il ministero dell’Economia aveva annullato ponendo l’eccezione dell’applicazione dell’aliquota più bassa visto il periodo di crisi causato dall’emergenza coronavirus. Ma che l’Agenzia dell’Entrate ha invece ribadito.

Iva su cibo da asporto e a domicilio: la proposta del ministero dell’Economia

In tempi normali l’Iva al 10% è prevista solo al cibo in somministrazione. Cioè consumato al tavolo del ristorante o al bancone del bar. Il 22% invece è applicato per il cibo da asporto e la consegna al domicilio.

Il ministero di Economia e Finanza aveva previsto un’equiparazione delle percentuali, riducendo l’imposta al valore più basso, così da incentivare i consumi e dare anche la possibilità ai ristoratori di variare i prezzi per chi ritira il cibo o lo ordina tramite le app di “delivery” come Just Eat, Glovo o Deliveroo.

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